Un Model United Nations è una simulazione dei lavori degli organi delle Nazioni Unite. Nei models, gli studenti indossano i panni di ambasciatori degli Stati membri per dibattere i temi realmente all’ordine del giorno nell’agenda mondiale.
Gli studenti partecipanti sono definiti “delegati” (così come accade nelle reali sedi diplomatiche) perché a loro spetta la rappresentanza del Paese che gli organizzatori decideranno di assegnare a ciascuna scuola di appartenenza.
Durante la simulazione, i delegati tengono discorsi, preparano bozze di risoluzioni/raccomandazioni indirizzate ad altri Stati/organismi, negoziano con alleati e avversari, risolvono conflitti, ed imparano a muoversi nel rispetto delle regole di procedura della conferenza. In altre parole, essi mettono in moto le risorse della cooperazione internazionale per risolvere i problemi mondiali.

Topics nell'agenda
L’agenda è l’insieme delle questioni di politica internazionale che sono oggetto del lavoro della commissione. I topics sono i singoli oggetti dei lavori della commissione. Nel GCMUN i topics sono due. Nell’IMUN uno solo. Tutti insieme compongono l’agenda. I topics inseriti nell’agenda sono indicati dagli organizzatori e tendono a rispecchiare i problemi di cui si sta realmente occupando – nel periodo dato – la commissione la cui attività è oggetto di simulazione. L’ordine del giorno muta, dunque, ad ogni simulazione, ma la tendenza generale è pur sempre quella di focalizzare l’attenzione sugli affari correnti, realmente discussi alle Nazioni Unite. Si può trattare di tematiche politiche, finanziarie, sociali, etc. Così, ad esempio, la Commission on Human Rights potrebbe avere un’agenda strutturata come segue:
- Topic 1: Human Rights and Environment
- Topic 2: Human Rights education
Per tempo, lo staff didattico distribuirà a ciascun delegato una background guide che contiene un’ampia analisi dei temi trattati nella commissione di cui lo studente fa parte, nonché riferimenti utili per ulteriori ricerche. Tali guide sono differenti per ogni commissione.

La figura del delegato
Il delegato è il protagonista della simulazione. Non occorre che lo studente che si accinge a diventare delegate abbia approfondite conoscenze nel campo delle situazioni internazionali. Chiunque abbia l’ambizione di fare un percorso di vita che lo conduca ad occuparsi di politica, legge, diritto, economia, diplomazia può sperimentare questa forma di learning by doing. La preparazione della simulazione richiede solo l’avvio di un percorso di apprendimento avente ad oggetto i rudimenti del sistema delle organizzazioni internazionali e le regole di procedura dalle stesse applicate.
Lo studio condotto in Italia fornisce al delegato il background necessario ad assumere un ruolo di leadership sin dall’apertura dei lavori della propria commissione. Non appena fa ingresso nella meeting room dove si riunisce il proprio committee, il delegate cessa di essere uno studente ed assume ‘ufficialmente’ il ruolo di diplomatico. A partire da questo momento, si applicano sul campo le conoscenze acquisite in Italia nelle settimane precedenti. Lo scopo dell’attività svolta all’interno della commissione è quello di saldare il consenso della comunità internazionale attorno ad un documento che adotti soluzioni che realizzino gli interessi del Paese rappresentato.
Nel corso dei lavori, il delegato persegue due obiettivi fondamentali: da una parte, si tratta di esprimere il punto di vista del Paese rappresentato e giungere a soluzioni per esso soddisfacenti (id est, in linea con gli interessi nazionali); dall’altra parte, occorre contribuire all’adozione di decisioni che siano considerate giuste ed equilibrate dalla Comunità internazionale nel suo insieme o dalla sua larga maggioranza. Da questo punto di vista, si tratta di accrescere il prestigio e la legittimazione goduti dal proprio Stato agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
Ciascuna scuola o gruppo di studenti rappresenta un Paese.
Ogni studente è un delegato del Paese assegnato alla scuola e lo rappresenta all’interno di una specifica commissione delle Nazioni Unite. Ciò può essere illustrato con un esempio: il liceo classico Bertrand Russell di Roma potrebbe avere una delegazione di venti studenti, cui è attribuito dagli organizzatori della simulazione il compito di rappresentare la Francia.
Nell’esempio, ciascuno studente (o coppia di studenti) sarà un delegato della Francia in una commissione delle Nazioni Unite e rappresenterà le posizioni ufficiali della Francia all’interno della Commissione. A tal fine, i delegati dovranno ricostruire – o, se del caso, persino “immaginare”… – quelle che potrebbero essere le indicazioni del Governo francese di fronte ai vari problemi in agenda.
Le commissioni nella simulazione sono le stesse presenti nelle Nazioni Unite e si occupano dei temi dalle stesse realmente trattati.
Lo staff board decide quali paesi saranno presenti all’interno delle commissioni, sulla base di quello che attualmente avviene nelle Nazioni Unite.

Lo scopo della simulazione
Ciascun delegato sostiene delle posizioni e si confronta con quelle affermate dagli altri Paesi presenti nella commissione. Si dibattono – dunque – i temi della politica internazionale allo scopo di pervenire a posizioni comuni, frutto di compromessi politici. A tal fine, i delegati addiverranno a reciproche concessioni rispetto alle proprie posizioni di partenza.
Se questa attività ha successo, i delegati si accordano sul contenuto (di progetti) di risoluzioni che successivamente verranno votate ed approvate da essi stessi insieme ai membri della commissione.
Rappresenta una preoccupazione comune quella di elaborare contenuti che possano ricevere il consenso della maggioranza dei delegati necessaria per l’esito positivo della votazione. Nel corso dei lavori, ciascun delegato sonda di continuo gli umori presenti in commissione, per verificare che le proprie proposte siano effettivamente in grado di raccogliere il numero di consensi necessari per l’inserimento nei documenti e l’approvazione dei medesimi.

I premi
La simulazione è strutturata sotto forma di competizione. L’attività di ciascun delegato viene valutata dai director delle commissioni, e alla fine di ogni sessione vengono assegnati dei punti. I punti totalizzati da ciascun delegato vengono sommati a quelli (eventualmente) ottenuti dagli appartenenti alla medesima delegazione. Alla fine della simulazione, saranno premiate le delegazioni che hanno totalizzato i punteggi più alti.
Per l’attribuzione dei punti è valutata la verosimiglianza dell’attività svolta dal delegato e l’efficacia della sua azione. A tal fine bisogna assumere comportamenti paragonabili a quelli che, presumibilmente, un ‘vero’ diplomatico del Paese rappresentato terrebbe nelle stesse circostanze. Tale abilità è definita “to stay in character”. Essa consiste nel prevedere quali potrebbero essere le politiche del Paese rappresentato in ordine alle problematiche trattate. Naturalmente, ciò richiede uno studio accurato nei mesi che precedono la simulazione: il lavoro di preparazione in Italia è essenziale per avere consapevolezza del ruolo giocato dal proprio Paese all’interno della Comunità internazionale.
Scopo della simulazione è vincere, e vincono gli studenti che incarnano il ruolo di diplomatici nel modo più plausibile. I premi saranno assegnati al Paese nel suo complesso: ciò significa che per ottenere una menzione è necessario che tutti gli studenti conseguano performance di alto livello. I premi vengono conferiti pubblicamente in modo solenne durante la cerimonia di chiusura della simulazione.

Le fasi della simulazione
La simulazione si articola in varie fasi: La cerimonia di apertura è il momento introduttivo di presentazione della simulazione. Ad essa partecipano tutti i delegati ed è organizzata e tenuta dai membri dello staff.
La cerimonia di chiusura è il momento in cui si tirano le somme e si ufficializza l’attribuzione dei premi. I lavori si svolgono nella fase intermedia, tra la cerimonia di apertura e quella di chiusura.
Le sessioni di lavoro delle varie commissioni possono essere più di una, in ciascun giorno di simulazione. Ciascuna sessione può essere di due o tre ore. Si svolgono in orari predefiniti, indicati in un calendario reso noto all’inizio della simulazione.

La vita in commissione
La vita in commissione è caratterizzata dal dovere di “stare” in character. Bisogna cioè spogliarsi del proprio patrimonio ideologico e politico e lasciarsi permeare dalla cultura del Paese rappresentato. La capacità di assumere gli atteggiamenti e i comportamenti tipici del ruolo impersonato rende la simulazione estremamente realistica ed è presa in considerazione dello staff ai fini dell’attribuzione dei premi. Tuttavia, bisogna guardarsi dalle esasperazioni: un’eccessiva caratterizzazione può risultare caricaturale – ridicolizzando la propria posizione – e sortire l’effetto contrario a quello voluto.

Il ‘codice’ dei model
Le simulazioni di processi diplomatici riflettono l’attenzione per la forma tipica del mondo della diplomazia. Esiste un codice di regole che riguardano sia il modo di vestire che il modo di rapportarsi agli altri delegati.
L’applicazione delle regole formali non è meno importante del rispetto delle regole di procedura, poiché tali regole denotano comunque tutte il rispetto che gli Stati e i loro rappresentanti si tributano reciprocamente. La violazione del codice può dare luogo ad incidenti diplomatici che ogni delegato vorrebbe evitare.
Si richiede dunque l’utilizzo del c.d. Western formal dress. Ciò significa che gli uomini indosseranno un abito, composto di pantaloni (dunque, non un paio di jeans) e di una giacca intonata agli stessi (lo spezzato non è escluso), una camicia (dunque non una t-shirt né una polo) e una cravatta. Ai piedi scarpe chiuse (non da ginnastica). L’uso delle calze è obbligatorio.
Le donne indosseranno un tailleur (con gonna o pantaloni). Per il resto, l’aspetto deve dare un senso di ordine e pulizia della persona.